Tre anni dopo, le grandi opere contro la siccità sono ancora lì. Il nuovo invaso sul Sessera da 370 milioni, nel Biellese, quello di Serra degli Ulivi, in provincia di Cuneo, da 230 milioni e altri undici progetti che il Piemonte aveva già messo sul tavolo nel 2023 tornano nell’elenco delle priorità regionali per il Piano nazionale delle infrastrutture idriche. Nel frattempo, dal primo stralcio finanziato del Pniissi sono però arrivate in Piemonte risorse per solo tre interventi, circa 70 milioni di euro. E mentre i progetti aspettano risorse, la crisi idrica è tornata a mordere.

Cosa prevede il piano Il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi) è lo strumento con cui il ministero delle Infrastrutture raccoglie e programma le opere necessarie per mettere in sicurezza l’approvvigionamento d’acqua, ridurre le dispersioni e affrontare la siccità. Il Piano, adottato nel 2024, comprende 418 interventi per un fabbisogno complessivo di circa 12 miliardi. Essere nella lista, però, non significa in automatico essere finanziati: le risorse vengono assegnate progressivamente attraverso successivi stralci. Il primo ha finanziato 75 interventi in Italia per 957 milioni. In Piemonte ne sono passati tre, per poco meno di 70 milioni: 21,7 milioni per la rete di acquedotti del Cuneese, 40,4 milioni per il canale Regina Elena e il diramatore Alto Novarese e 7,8 milioni per il canale Carlo Alberto nell’Alessandrino.