L’allarme siccità per il Po e le oltre 4mila centrali idroelettriche presenti nel bacino si allarga al distretto confinante, che comprende Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria, oltre a porzioni di Toscana, Molise ed Emilia-Romagna.
L’Aubac, Autorità di bacino dell’Appennino centrale, nell’ultimo aggiornamento del Piano di gestione delle acque 2028-2033 inviato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica lo scrive a chiare lettere: la crisi dell’acqua non è più un fenomeno episodico o circoscritto, ma sta assumendo caratteristiche strutturali e territorialmente sempre più estese.
Il linguaggio usato è insolitamente netto per un documento di pianificazione.
Marco Casini, segretario generale dell’Aubac, lo sintetizza così partendo dal bilancio climatico del periodo compreso tra il 1° giugno e il 10 agosto 2026, elaborato dall’Autorità.
In particolare le temperature registrate a Roma, sono le più alte degli ultimi 25 anni tenendo conto di diffusione, persistenza e temperature notturne.









