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Daniele Manca

Pechino e Washington stanno regolamentando l’utilizzo di modelli di Ai. L’Ue, intervenuta per tempo con norme efficaci come il Gdpr, riceve inspiegabili critiche anche dall’Italia

Mercoledì scorso sono entrate in vigore in Cina nuove misure che obbligano le aziende che svolgono servizi a favore dei cittadini a bloccarli se gli utenti sono minorenni o a regolamentarli fortemente se adulti. Il riferimento è a chi offre servizi di intelligenza artificiale tesi a costruire relazioni o interazioni emotive. È solo l’ultimo esempio di come, anche quelli che a torto sono considerati Paesi «liberisti» o estremamente agili nel favorire lo sviluppo digitale, nel caso specifico Stati Uniti e Cina, stiano affrettandosi a regolamentare una tecnologia così trasformativa. O meglio, stiano rafforzando la vigilanza su quel che accade in questo campo. Sembrano invecchiate di colpo le polemiche che hanno circondano, e purtroppo circondano ancora, le iniziative europee di regolamentazione nel settore. Nel frattempo ecco gli ordini esecutivi di Donald Trump sul controllo dei modelli di Ai prima che vengano rilasciati, così come analogamente accade in Cina per la verifica che i Large language model di Pechino veicolino valori «socialisti».