Geoffrey Hinton, il padre dell’intelligenza artificiale, potrebbe aver visto giusto anche stavolta nel profetizzare che sarà la Cina a gestire gli effetti imprevedibili dell’intelligenza artificiale.

Mentre il 3 settembre sull piazza Tienanmen sfilavano mezzi bellici potenziati dall’AI, Pechino, con una mossa spiazzante per le altre legislazioni - incluso l’AI act europeo che lo prevede solo per i deepfake - da qualche ora appena aveva introdotto con una legge molto succinta l’obbligo generalizzato di marchiare i prodotti dell’Intelligenza artificiale con una etichetta specifica.

Un obbligo universale

Questa novità infatti vale a tappeto per tutti i contenuti generati dall’intelligenza artificiale su tutte le piattaforme in funzione per poter combattere la disinformazione, le frodi e le violazioni della proprietà intellettuale indipendentemente - e questo è il punto - dal livello di pericolosità.

Un obbligo che vale per tutti, incluse le aziende straniere attive sul territorio cinese grazie alla clausola di extraterritorialità, che ormai Pechino introduce di default al varo di ogni nuova legge. Le multinazionali che interagiscono a qualsiasi titolo con la Cina non hanno margini, Meta, Google devono adeguarsi il che creerà problemi di costi e di regole del gioco globale.