Chi detta le regole del gioco tecnologico globale? La legge cinese sull’obbligo del bollino sull’Intelligenza artificiale è una moneta a due facce che non va sottovalutata.
Da un lato, è l’approdo di un lavoro normativo che dimostra i passi da gigante fatti da Pechino nella costruzione di architetture giuridiche avanzate, rendendo un pallido ricordo i tentativi di agganciare la legge sulla privacy europea.
D’altro canto, con il pragmatismo che la contraddistingue, la Cina si lancia a guidare la danza sul fronte dell’erosione della fiducia e della difficoltà per i cittadini di distinguere il vero dal falso.
Con l’introduzione dell’obbligo del bollino IA su tutti i contenuti sintetici, impliciti ed espliciti, uno Stato noto per il suo stretto controllo sull’informazione sembra paradossalmente in vantaggio sulle democrazie occidentali con una misura che promuove la trasparenza e la sicurezza richiedendo un’etichetta di origine chiara.
Per i cittadini/utenti è evidente l’offerta di uno strumento chiave per la formazione del pensiero critico e per la tutela della proprietà intellettuale.






