Uno dei motori propulsori del nuovo modello di crescita voluto da Xi Jinping. E allo stesso tempo un fattore di rischio che va normato con inedite forme di governance. L'identità binaria continua a permeare la prospettiva della Cina sull'intelligenza artificiale (IA), anche se la componente legata all'innovazione e all'applicazione pratica sembra prevalere.

Di certo, l'IA è stata grande protagonista durante le "due sessioni", le riunioni annuali dell'Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Consultiva del Popolo, i due massimi organi legislativo e consultivo a livello statale. Gli incontri, che hanno portato a Pechino migliaia di delegati locali e figure apicali della vita imprenditoriale e sociale del Paese, si sono conclusi giovedì 12 marzo con l'approvazione del piano quinquennale 2026-2030 e di una serie di altre leggi.

I documenti e le discussioni durante i nove giorni dell'evento hanno confermato in modo netto che la tecnologia, e in particolare l’IA, è diventata il fulcro della strategia economica, industriale e geopolitica della Cina per il prossimo futuro.

La tecnologia viene vista come un paradigma attraverso cui ristrutturare l’intero sistema produttivo, ridefinire il modello di crescita e rafforzare l’autonomia strategica del Paese in un contesto internazionale sempre più competitivo. La leadership cinese considera l'IA uno strumento primario di trasformazione industriale e un ambito che richiede nuove forme di governance, regolazione e gestione dei rischi sociali.