Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

A cura di Vittorio Occorsio, notaio e professore ordinario di diritto privato all’Università Mercatorum.

Trasferire un’azienda di famiglia senza distruggerla è uno dei problemi più difficili per un imprenditore. Il trust è oggi lo strumento più flessibile per farlo. Ma ha una variabile che va gestita sin dall’inizio: i diritti degli eredi.

C’è una domanda che quasi nessun imprenditore italiano si pone con serenità: cosa accadrà alla mia azienda quando non ci sarò più? La risposta del codice civile è semplice: i beni si dividono tra gli eredi secondo quote prestabilite. Se i figli sono tre, ognuno riceve un terzo. Se solo uno lavora in azienda e gli altri non hanno interesse alla gestione, il risultato è una comproprietà che nessuno ha voluto e che spesso non funziona. Il problema non è infrequente: si stima che in Italia oltre il 70% delle imprese familiari non sopravviva alla seconda generazione. Le ragioni sono molte, ma una ricorre più delle altre: l’assenza di una pianificazione della successione.

Vittorio Occorsio