Molte di queste aziende operano in settori strategici per il Paese e rischiano di finire in mani estere. La mancanza di alternative nei passaggi generazionali è un vuoto che il golden power difficilmente riesce a intercettare, perché interviene troppo tardi e su soglie troppo alte. La riflessione di Mario Caligiuri presidente della Società italiana di intelligence e direttore del master in Intelligence (Università della Calabria)
Nel nostro Paese, tra i tanti problemi ce n’è uno particolarmente rilevante ma del quale si parla pochissimo: il grande passaggio generazionale che l’Italia si trova ad affrontare. Infatti, si stima che nei prossimi vent’anni verranno trasferiti 400 miliardi di euro di patrimonio e l’Italia è la Nazione dove questo fenomeno assume probabilmente una delle proporzioni più rilevanti a livello mondiale. Ciò accade perché oltre il 60% delle pmi ha ancora alla guida un fondatore o un suo immediato discendente. La maggior parte di queste non ha una pianificazione successoria e i dati indicano che solo nel 30% delle imprese familiari avviene con successo il passaggio dalla prima alla seconda generazione, mentre solo il 12% sopravvive alla terza.
Molte di queste aziende operano in settori strategici per il Paese e rischiano di finire in mani estere non per una scelta deliberata, ma semplicemente perché non sono state preventivamente predisposte adeguate alternative quando arriva il momento del passaggio. Il nostro Paese ha predisposto il Golden Power e recepito la direttiva europea NIS2, due pilastri normativi per proteggere le infrastrutture critiche e gli asset strategici nazionali.









