Le novità

Raffaele Bonanni

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Confindustria e Banca d’Italia hanno affrontato la stessa questione: come reggere l’urto di un mondo che cambia. Intelligenza Artificiale, energia, guerre commerciali, nuovi equilibri geopolitici. Tutto accelera. L’Italia fatica senza direzione. A Confindustria si è ascoltata la voce di imprese preoccupate. Preoccupazioni fondate. Costi energetici elevati, produttività stagnante, eccessi burocratici, concorrenza globale aggressiva. Problemi reali. Meno convincente la terapia proposta. Ancora una volta è emersa la tentazione di cercare sollievo senza i vincoli europei, in maggiore spesa pubblica protezione.

La presidente del Consiglio si è mossa sullo stesso terreno. Critiche all’Europa, alla sua burocrazia, alla lentezza delle decisioni. Ma le sfide del nostro tempo non hanno dimensione nazionale. Nessun Paese europeo, da solo, è in grado di competere con Stati Uniti, Cina o India sul terreno dell’innovazione, dell’energia, della finanza, della Difesa e delle tecnologie strategiche. Eppure Bruxelles resta il bersaglio preferito. Narrazione che evita di affrontare i limiti del sistema Paese e responsabilità delle classi dirigenti. La debolezza emersa dall’assemblea degli industriali è la medesima della politica. Maggioranza e opposizioni sono accomunate dalla stessa malattia: la rincorsa del consenso immediato. Manca una visione. Manca una strategia. A causa di ideologie e legami internazionali opachi, manca il coraggio e volontà per la scelta della sovranità del continente federale.