La fotografia nazionale racconta un’Italia che invecchia. Ferrara, almeno sul fronte dei giovani, prova a resistere. Ma dietro il segno più della popolazione tra i 15 e i 34 anni c’è una domanda che pesa come un macigno sul futuro: chi prenderà il posto di chi oggi lavora e nei prossimi anni andrà in pensione? Il dato arriva dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre e fotografa una vera e propria emergenza demografica e occupazionale. Tra il 2015 e il 2025, in Italia, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi 547mila unità, passando da 12,69 a 12,14 milioni: un calo del 4,3%. Ferrara, invece, va in controtendenza. Nel decennio gli under 35 sono aumentati di 2.786 unità, da 58.329 a 61.115, con una crescita del 4,8%. Un risultato che colloca la provincia estense al 94esimo posto nella graduatoria nazionale, ma soprattutto dentro il gruppo delle realtà che hanno invertito il trend demografico negativo.
Il dato ferrarese, però, va letto nel contesto regionale. L’Emilia-Romagna è infatti una delle aree più virtuose d’Italia: nel complesso la popolazione giovane è cresciuta dell’8,4%, con 70.438 persone in più. Una performance seconda soltanto alla Calabria? No, in questo caso il confronto è con il resto del Nord: l’Emilia-Romagna è la regione che registra l’incremento più consistente in termini percentuali, davanti alla Lombardia (+4,9%), alla Liguria (+4,6%) e al Trentino-Alto Adige (+2,7%). A livello territoriale, il Nord Est cresce del 4,2%, il Nord Ovest del 3,9%, mentre il Centro perde il 3,1% e il Mezzogiorno addirittura il 14,1%. Dentro l’Emilia-Romagna, Ferrara si colloca però nella parte bassa della classifica. Il +4,8% degli under 35 è infatti lontano dal +14% di Bologna, dal +8,9% di Parma, dal +8,5% di Ravenna e dal +8,4% di Modena. Fanno meglio anche Reggio Emilia (+6,5%), Piacenza (+6,8%) e Forlì-Cesena (+4,8%, a pari merito con Ferrara). Solo Rimini, con il +3,6%, registra una crescita più contenuta. Il capoluogo estense, dunque, cresce, ma a un ritmo molto più lento rispetto ai principali poli regionali. E qui si apre il secondo capitolo della storia. Perché l’aumento dei giovani non basta, da solo, a cancellare il problema della sostituzione generazionale. Tra il 2025 e il 2029, secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, quasi 3 milioni di lavoratori lasceranno il mercato del lavoro italiano. Sono 3.042.000 persone: oltre 1,6 milioni di dipendenti privati, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi. La difficoltà sarà particolarmente forte proprio nelle regioni economicamente più dinamiche. In Emilia-Romagna la domanda di sostituzione prevista è di 261mila lavoratori, con 152.900 dipendenti privati destinati a uscire dal mercato. Questi ultimi rappresentano il 58,6% del totale: un’incidenza superiore alla media nazionale, ferma al 52,9%. Peggio fanno soltanto Lombardia, al 64,6%, e Veneto, al 56,5%. Un dato che racconta quanto la questione non sia soltanto demografica, ma anche produttiva. Ferrara, dunque, si trova davanti a una doppia sfida. Da un lato, riesce a conservare e persino ad aumentare la propria popolazione giovanile, mentre il Paese perde centinaia di migliaia di ragazzi e il Sud sprofonda in una contrazione del 14,1%. Dall’altro, deve fare i conti con un sistema economico nel quale nei prossimi anni migliaia di lavoratori usciranno e dovranno essere sostituiti. La partita, insomma, non si gioca soltanto sul numero dei giovani. Ma sulla capacità di trattenerli, formarli e portarli dentro il mercato del lavoro.











