Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl trend è ormai consolidato: nascono sempre meno bambini, la popolazione invecchia, i giovani diminuiscono e in generale abbandonano il Sud. Un declino destinato ad avere conseguenze profonde sul mercato del lavoro, sul sistema produttivo e, nel lungo periodo, anche sul welfare.

Secondo l’ultima analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, negli ultimi dieci anni l'Italia ha perso quasi 550 mila giovani tra i 15 e i 34 anni. Oggi questa fascia della popolazione conta circa 12,1 milioni di persone, un numero rimasto sostanzialmente stabile dal 2023. Ma le proiezioni sono allarmanti: nel 2035 i giovani scenderanno a 11,8 milioni e nel 2045 crolleranno a 10,1 milioni, quasi due milioni in meno rispetto a oggi.

Una dinamica destinata a produrre effetti pesanti sul sistema produttivo italiano: già tra il 2025 e il 2029, infatti, oltre 3 milioni di lavoratori lasceranno il mercato del lavoro per il pensionamento. Si tratta di circa il 12,5% dell'attuale forza lavoro. E gli immigrati? «Un errore clamoroso pensare che siano la soluzione», dice Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi Cgia, «nel breve periodo possono contribuire a ridurre le carenze di personale, ma non possiamo coprire il fabbisogno delle imprese soltanto con l'arrivo di cittadini extracomunitari». Diverse le ragioni.