Nessun impatto sull’occupazione né sui «siti operativi» di Tim. Delisting della società di telecomunicazioni in modo da favorire «gli obiettivi di integrazione, di creazione di sinergie e di crescita del gruppo Poste». La nascita di «una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività e tecnologici, finanziari, assicurativi e di logistica». Con lo Stato azionista di maggioranza (con Mef e Cdp). E con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, un Ebit aggregato pro forma di circa 4,8 miliardi e oltre 140 mila dipendenti. Sono alcuni dei passaggi chiave del prospetto dell’Offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim, annunciata a marzo e approvata dalla Consob. Un documento che mette nero su bianco l’Opas dove il corrispettivo prevede una componente in denaro pari a 1,67 euro e un’altra in 0,218 azioni Poste di nuova emissione. Al via l’adesione all’Opas Dopo il semaforo verde all’unanimità del cda di Tim di sabato, oggi parte l’adesione all’offerta. La negoziazione dura 40 giorni. Pertanto, la chiusura è l’11 settembre, con regolamento previsto per il 18 dello stesso mese, salvo eventuali proroghe. Fra le condizioni di efficacia dell’operazione, il gruppo guidato da Matteo Del Fante fissa una condizione di soglia minima di possesso del capitale di Tim al 66,67%. Se non venisse raggiunta, comunque, Poste (che oggi detiene il 27,32% di Tim) si riserva la facoltà di rinunciare a questa condizione.