di
Luca Bergamin
Il borgo lucano è ancora segnato dalla presenza dei due intellettuali, ma anche da un profilo storico e artistico ricco e sfaccettato
(BdI n. 1.104) Asini, mucche, cavalli pascolano liberi sui dorsali che dal letto glabro del Basento conducono fino a Tricarico, ancora e sempre il paese della poesia. Un arcobaleno, quasi a volere confermare il lirismo di questi luoghi arcaici e sempre un po’ solitari collocati tra i picchi delle Dolomiti Lucane e i templi greci del Metaponto, disegna un arco immenso e perfetto che poi andrà a congiungere le due torri, quella normanna e la consorella saracena, tratteggianti l’architettura di questo borgo noto anche per l’màsh-k-r , il carnevale che vede gran parte dei suoi cittadini travestirsi da mucche e tori. Arrivare qui nel trentennale della morte di Amelia Rosselli riveste una valenza carica di intenso significato perché la poetessa capì profondamente l’afflato sincero verso la letteratura e le persone professato per tutta la durata della sua breve ma intensa vita da Rocco Scotellaro, il simbolo eterno di Tricarico, uomo da lei assai amato. I versi dei componimenti di Scotellaro più celebri si leggono sulle pareti, nelle luminarie appese tra le case che porta a quella che fu l’abitazione del poeta e sindaco scomparso ad appena 30 anni di età nel 1953, stroncato da un infarto.








