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Ultimo aggiornamento: 7:45

Esiste una linea meridiana, lungo la poesia italiana del Novecento? Quanto è importante riscoprire una geografia della letteratura, anche per ridiscutere alcune poetiche, percepite come egemoni sul territorio nazionale? Ne scrive Simone Giorgino in Eretico barocco, pubblicato da Carocci Editore.

Nel volume, il docente dell’Università del Salento riunisce gli studi legati a eterodossie poetiche che richiamano alla memoria autori troppo spesso trascurati, persino dai più attenti lettori di poesia; autori che pure hanno animato il dibattito culturale nella penisola salentina nel secolo scorso. Stiamo parlando di figure di rilievo come Vittorio Bodini, Girolamo Comi, Raffaele Carrieri, Carmelo Bene, solo per citarne alcuni. Poeti eretici, sì, perché si affrancarono decisamente dall’ortodossia delle poetiche maggioritarie del proprio tempo. Vittorio Bodini, ad esempio, fu tra i primi a interpretare la necessità di dare dignità letteraria a un territorio tanto vasto – quanto assente – dalle cartografie letterarie dominanti.

Con un intento simile, ma sa un territorio più ampio, Giorgino aveva già pubblicato, tre anni fa, un volume intitolato Carta poetica del Sud, edito da Musicaos. Come faceva notare l’autore, facendo riferimento al DM 211/10, troppo spesso i dicasteri dell’Istruzione trattano il Sud tamquam non esset, come se non esistesse: “La letteratura del Sud non esiste, e parrebbe che più di cento anni di storia letteraria non abbiano visto neanche uno scrittore meridionale contribuire in maniera significativa allo sviluppo del patrimonio letterario italiano”.