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19 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:18
Nella sedicesima raccolta poetica intitolata Žalostinke za okroglo Zemljo’ (Lamenti per la terra rotonda) Peter Semolič – che debuttò sulla scena letteraria nel 1991, anno dell’indipendenza della Slovenia, ed è senza dubbio uno degli autori sloveni più importanti delle generazioni che iniziarono a esprimersi in quel periodo – ci mette di fronte a reti associative fittamente intrecciate, estremamente suggestive e purificate, ma spesso completamente libere, che si estendono da un punto di partenza concreto fino all’astratto, al presagio, al paradossale o al completamente inespresso. Continuando il percorso espressivo delle ultime raccolte, Semolič tesse poesie che assomigliano a un calderone in cui associazioni archetipiche, metafisiche ed effimere turbinano, serpeggiano e rimbalzano sullo stesso piano, e dove è sempre presente il taciuto, l’indefinito, il relativo.
Una poesia che, come ebbe a dire lui stesso, «è un messaggio estremamente complesso che ci parla con la sua immagine visiva e sonora, ma anche con ritmo, pause, silenzi, illogicità e forse solo in ultima analisi con il significato, mettendo in discussione quelli già consolidati».






