Una comunità microbica alimentata con glicerolo ha trasformato l’uranio mobile in nanoparticelle solide, alcune stabili anche dopo quattro settimane all’ossigeno

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Due litri d’acqua, glicerolo e 130 giorniL’uranio resta radioattivo cambiano forma e mobilitàDalle bottiglie alle gallerie allagate

L’uranio resta uranio, radioattività compresa. In laboratorio, però, la comunità batterica già presente nell’acqua di una vecchia miniera tedesca ha contribuito a spostarne gran parte dall’acqua a precipitati solidi, molto meno inclini a muoversi nelle falde. Dopo 130 giorni, la concentrazione di uranio esavalente disciolto era scesa da 1 a 0,04 milligrammi per litro: il 96% in meno.

Quel 96% misura quanto uranio esavalente restava nell’acqua. Gli atomi non sono scomparsi e i batteri, per quanto volenterosi, non se li sono mangiati. Il risultato è descritto in uno studio pubblicato su Nature Communications da ricercatori dell’Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf, dell’Università di Granada, della società pubblica Wismut e dell’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble.