Una bottiglia d’acqua gettata nella raccolta differenziata potrebbe un giorno contribuire ad alimentare un’auto elettrica, uno smartphone o un sistema di accumulo per le rinnovabili. Non è un remake di “Ritorno al futuro”, ma la prospettiva inaugurata da un recente studio della Pennsylvania State University. In pratica è possibile convertire il polietilene tereftalato, il Pet delle comuni bottiglie monouso, in grafite sintetica altamente ordinata. Il materiale ottenuto mostra cristalliti più ampi e regolari di quelli della grafite naturale usata come riferimento nelle batterie, un indizio di qualità elevata per gli anodi delle celle agli ioni di litio del futuro.
La ricerca, firmata da Shakshi Sekar e Randy Vander Wal, pubblicata sulla rivista Diamond and Related Materials, affronta un problema che non è mai stato scalfito in decenni di tentativi: riciclare meglio uno dei materiali più diffusi e dal bassissimo valore economico. Il Pet è un polimero ricco di ossigeno, circa il 33% del peso. Durante il trattamento termico questo ossigeno favorisce reticolazioni disordinate e produce un carbone cosiddetto non grafitizzabile, che resta amorfo anche alle temperature più alte. In pratica, scaldare il Pet non basta a ottenere grafite: serve un’impalcatura che guidi gli atomi di carbonio nella giusta disposizione.








