I batteri presenti nell’acqua contaminata sono capaci di ridurre la concentrazione di uranio radioattivo disciolto e trasformalo in un composto stabile. Lo studio su Nature Communications.

Nell’acqua contaminata della più grande ex miniera d’uranio d’Europa, a Schlema-Alberoda, in Sassonia (Germania), vivono i batteri capaci di ridurre la concentrazione di materiale radioattivo e trasformarlo in un composto stabile. Quando hanno a disposizione glicerolo come fonte di nutrimento, convertono l’uranio disciolto e lo intrappolano nelle loro pareti cellulari. “Eravamo già a conoscenza di questo processo grazie alla letteratura scientifica, ma abbiamo scoperto che l’uranio accumulato è pentavalente “ ha spiegato il dottor Antonio M. Newman-Portela, ex dottorando dell’Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf (HZDR) e dell’Università di Granada, che ha coordinato la ricerca.

L’uranio pentavalente è una forma chimica rara dell’uranio, finora considerata solo transitoria in natura. “L’uranio si presenta solitamente con una valenza di 4 o 6” precisa Newman-Portela. “Identificare uranio pentavalente in proporzioni insolitamente elevate è stato un risultato inatteso”. La scoperta è stata descritta in uno studio appena pubblicato su Nature Communications. Come i batteri riducono l’uranio radioattivo nell’acqua I batteri presenti nell’acqua contaminata dell’ex miniera di Schlema-Alberoda, tra cui i solfato-riduttori Desulfovibrio, possono convertire l’uranio disciolto in un composto chimico stabile quando hanno a disposizione il glicerolo come fonte di nutrimento. Questo processo può ridurre significativamente la concentrazione di uranio in soluzione, fino al 96% in condizioni sperimentali.