"La città in transizione, senza una rinnovata coscienza di luogo, va verso il declino". I due accademici del Pin, i professori Marco Bellandi e Dimitri Storai, prendono atto e spunto dal documento della Diocesi di Prato su lavoro e legalità. Per scavare in profondità nelle dinamiche sociali della città del tessile, scandite dal "fast, fast, fast" del pronto moda cinese e dall’alta gamma per il made in Italy. Due rette sin qui parallele, che avrebbero da interconnettersi alla luce del sole.

Bellandi, lo stato di salute dell’identità (social-industriale) pratese? E come si rinnova la coscienza di luogo? "La coscienza di luogo si ha quando in un’area c’è, da parte di chi ci vive, un senso di riconoscimento, di comunità e autoidentificazione nel destino di quell’area stessa. Quando si dice “siamo pratesi, lavoratori, imprenditori coinvolti nei destini della città”. Nei decenni del grande sviluppo l’identità era fortissima, cucita attorno ai destini dell’industria. Quella che il sindaco Giovannini chiamava la “grande industria”. Oggi l’impressione è che questo sostrato, culturale, sociale ed identitario, si sia indebolito. E di molto. Per tante ragioni, fisiologiche locali e nazionali. Anche perché a sua volta l’industria tessile, un tempo il cuore pulsante, si è indebolita se intesa come elemento di aggregazione delle identità di lavoratori e imprenditori. Sottolinerei un altro aspetto..".