Legambiente Carrara interviene per difendere la proprietà pubblica delle cave. E lo fa dopo la maxicausa fatta da 28 aziende che hanno fatto ricorso al Tar per il riconoscimento dell’enfiteusi perpetua.

"Il riconoscimento di un diritto di enfiteusi comporta per il titolare ampi poteri: oltre al diritto di utilizzare il fondo, percepirne i frutti e sfruttarne il sottosuolo perpetuamente - scrivono da Legambiente Carrara -, potrebbe dargli la possibilità di reclamare la proprietà stessa del fondo, liberandosi dal vincolo del canone. Una vera e completa espropriazione della collettività carrarina a favore di pochissimi privati. Il regolamento del 1994 voluto dall’amministrazione Fazzi Contigli e le relative sentenze, fino a quella della Corte costituzionale, hanno impedito per oltre trent’anni di portare avanti il disegno di privatizzazione che le imprese del marmo perseguono da ben tre secoli. Senza quelle norme e quella sentenza, veri e propri capisaldi della proprietà pubblica e dell’interesse collettivo, il disegno di privatizzazione avviato nel ‘94 con il sostegno del governo Berlusconi avrebbe avuto davanti a sé estese praterie. Oggi come allora l’offensiva imprenditoriale coincide con particolari condizioni della contingenza politica - proseguono gli ambientalisti -, governi nazionali di destra più o meno estrema, il convincimento degli industriali lapidei di aver di fronte amministrazioni comunali deboli, governi regionali incapaci di concepire una situazione di sana conflittualità con la parte industriale".