I falchi di Teheran guardano sempre con maggiore sospetto le tre colombe che guidano l'Iran. Le fazioni più radicali temono che il presidente Masoud Pezeshkian - insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi e al numero uno del Parlamento iraniano, nonché caponegoziatore, Mohammad Ghalibaf - stiano orchestrando un 'golpe bianco' contro la Repubblica islamica. Mentre la nuova Guida Suprema sembrerebbe sostanzialmente fuori gioco, costretta a restare nell'ombra per timore di essere ucciso o, come molti ipotizzano, perché incapace di governare dopo le ferite subite nell'attacco in cui morì il padre, l'ayatollah Ali Khamenei.

Gli irriducibili - sostiene la Cnn citando fonti di Teheran - temono che la 'triade' che in questo momento rappresenta il volto pubblico dell'Iran stia complottando per consolidare il proprio potere. E abbia raggiunto l'accordo con Washington solo per avere più margini di azione e arrivare a sospendere il Parlamento, disobbedendo agli ordini di Mojtaba e tentando di disperdere le manifestazioni notturne di piazza dove la voce degli integralisti si fa sentire con forza. La prova di questa frattura - si spiega - sarebbe l'accoglienza riservata a Pezeshkian e Araghchi al funerale di Khamenei padre. Se infatti alcuni dei partecipanti hanno intonato "morte al compromesso" mentre passava il presidente, al ministro degli Esteri è andata pure peggio, costretto a fuggire dopo che una folla l'ha preso a sassate accusandolo di essere un "traditore venduto". Per gli ultraconservatori iraniani Ghalibaf e i suoi alleati "sono al comando del Paese e di fatto hanno ordito un vero e proprio colpo di Stato contro Mojtaba", ha spiegato alla Cnn Arash Azizi, esperto d'Iran. Il funerale stesso di Khamenei si è trasformato in una prova di forza per gli intransigenti che chiedono vendetta e non vogliono l'accordo con gli Usa. Una prova che per ora sembrano aver vinto, visto che la tregua del Memorandum di Islamabad sembra essere definitivamente naufragata. Milioni di persone in piazza per i funerali di Khamenei avrebbero quindi portato gli Usa a rinunciare definitivamente ad un'ipotesi di cambio forzato del regime. E a puntare sempre di più su quella triade di cui Donald Trump di recente aveva anche tessuto le lodi: "Sono persone forti, intelligenti, probabilmente molto più intelligenti e furbe del primo e del secondo gruppo di leader iraniani. Non sono radicalizzati e credo potranno aiutare il loro Paese".