Dopo la morte di Ali Khamenei si consuma la battaglia per il futuro della Repubblica islamica, gli oltranzisti denunciano: "Tradita la rivoluzione"
La tregua con gli Stati Uniti, ormai collassata a dire il vero, ha aperto una frattura profonda dentro il cuore del potere iraniano. Mentre il presidente, Masoud Pezeshkian, e gli uomini della diplomazia cercano di difendere l'intesa raggiunta con Washington, le ali più radicali della Repubblica islamica hanno lanciato contro di loro l'accusa di "colpo di Stato", di voler svuotare il ruolo della Guida Suprema e cancellare i principi della rivoluzione.
Lo scontro, evidenzia la Cnn, è esploso nei giorni del funerale di Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio in un attacco israelo-americano. Una cerimonia che avrebbe dovuto rappresentare un momento di compattezza nazionale ha invece messo in mostra tutte le divisioni interne.Mentre Pezeshkian camminava accanto al feretro a Teheran, alcuni sostenitori della linea dura - i cosiddetti paydari - hanno iniziato a contestarlo a suon di slogan: "Morte al compromesso", hanno scandito. Poco dopo anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, tra i principali negoziatori dell'intesa con l'Amministrazione Trump, è stato costretto ad abbandonare la cerimonia dopo essere stato insultato e bersagliato con pietre da una folla che lo accusava di essere un "traditore" e un "venduto".Cosa dicono gli oltranzisti del regime







