Quella dei farmaci dimagranti tipo semaglutide o tirzepatide è stata definita una rivoluzione. Sia per i medici che per i pazienti. Eppure le pozioni magiche non esistono, e affinché l’innovazione sia concreta ai medicinali vanno associate una dieta e un’attività fisica specifiche. Il tema è così caldo da essere stato al centro di importanti congressi di settore, da quello della Società italiana di nutrizione umana di Bergamo a quello europeo dedicato all’obesità (Eco 2026) a Istanbul. Tutti gli esperti sono d’accordo: i farmaci agonisti del recettore Glp-1 vanno assunti con un approccio multidisciplinare, altrimenti aumenta il rischio di effetti collaterali, eccessiva perdita di massa magra e deficit nutrizionali.

Una dieta prescritta

Si parte dalla tavola, con una dieta prescritta da un dietologo o un dietista. “Ogni pasto dovrebbe garantire un adeguato equilibrio tra i diversi nutrienti, includendo una quota proteica appropriata, alimenti ricchi di fibra (da regolare in base alle reazioni intestinali alla terapia), grassi di buona qualità e carboidrati complessi in porzioni adeguate”, commenta Simona Bo, professoressa di Scienza dell’alimentazione all’Università di Torino e membro del consiglio direttivo della Società italiana di nutrizione umana (Sinu). “Il consiglio è consumare piccoli pasti frequenti, limitare alimenti ricchi di grassi e zuccheri, fritture, utilizzare cotture e condimenti semplici, bere piccoli sorsi di acqua durante tutto l’arco della giornata ed evitare di coricarsi subito dopo pranzo o cena”.