I farmaci contro l’obesità basati sulle incretine sono molto efficaci, anche se non proprio per tutti. Solo il 48% delle persone trattate con tirzepatide e il 27% di quelle trattate con semaglutide perde più del 20% del peso iniziale. La maggior parte dei trattati perde più del 10% del peso corporeo, ma 1 persona su 10 non supera il 5% e viene considerato “non-responder”. Accanto a questi, i “rapid-responder” e i “super-responder”. Quelli che perdono oltre il 25% del peso iniziale. Si è aperto con queste certezze sulle risposte alle terapia il Congresso europeo sull'obesità a Istanbul dal 12 al 15 maggio.

Le differenze dipendono da vari fattori individuali, i più importanti dei quali sono nel Dna. Un recente studio pubblicato su Nature ha dimostrato che esistono varianti del gene del recettore per il GLP-1 che possono condizionare sia la risposta a queste terapie, che il maggior o minor impatto degli effetti indesiderati.

Quel che è sicuro però, responder o meno, è che alla sospensione di questi farmaci, si comincia a riprendere peso. A 52 settimane dallo stop si recupera in media il 60% del peso inizialmente perso e, nel lungo termine, si può arrivare a riprenderne più del 75%. Nell’arco di 6 mesi, il paziente si trova di nuovo con la metà del peso di cui si era liberato. Risultati che non sorprendono perché se si accetta la natura di malattia cronica dell’obesità, è chiaro che, una volta tolto il farmaco, i meccanismi che ne sono alla base tornino a far danno. D’altronde a nessuno verrebbe in mente di sospendere la terapia ad una persona con diabete o con il colesterolo alto, una volta raggiunti gli obiettivi terapeutici. Ma allora come comportarsi? Per quanto tempo continuare a prendere questi farmaci? La risposta intuitiva sarebbe “a lungo termine” o “a vita”. Ma smarcato questo punto, affiorano altre domande: con quali farmaci e con quali dosaggi proseguire il trattamento, una volta raggiunto il peso desiderato? Qual è una terapia di mantenimento efficace? Sono quesiti ai quali sta cercando di dare una risposta la comunità scientifica internazionale. La risposta non sarà univoca, visto che ogni individuo risponde in modo diverso. Alcuni vanno benissimo, senza riacquistare peso, passando al dosaggio più basso del farmaco iniettivo (semaglutide o tirzepatide) fatto fino a quel momento, altri non possono ridurre il dosaggio, senza riacquistare, velocemente, il peso perso. Un buon numero di pazienti, inoltre, potrebbe stancarsi di fare le punturine e spendere una cifra importante mese dopo mese.