Èin corso una rivoluzione nella lotta all’obesità. L’arrivo di nuovi farmaci che sembrano finalmente in grado, per la prima volta, di indurre un dimagrimento rilevante senza eccessivi effetti collaterali sta spingendo gli esperti a rivedere non solo l’approccio terapeutico verso questa condizione, ma anche la stessa definizione medica del peso in eccesso. E potrebbe ridurre drasticamente, nei prossimi anni, l’incidenza dei tanti gravi problemi di salute che vi si associano: malattie cardiovascolari, diabete, problemi respiratori, tumori. Abbiamo chiesto ad Andrea Fabbri, professore di Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata, di spiegarci cosa cambia nella lotta all’obesità e come funzionano i nuovi farmaci.
Professore, l’obesità è una malattia?
“L’obesità, secondo la più recente definizione dell’Oms condivisa da Società scientifiche internazionali e nazionali, è una malattia cronica, multifattoriale associata a una infiammazione silente di basso grado, recidivante, non trasmissibile, caratterizzata da un anomalo e/o eccessivo accumulo di grasso corporeo. L’obesità dunque è malattia infiammatoria, ma si tratta di una infiammazione sterile, con aumento prevalentemente di grasso addominale. Inoltre, il tessuto adiposo espanso diventa un organo disfunzionale con rilevanti cambiamenti pro-infiammatori. Un responsabile ormonale importante dell’accumulo di grasso dismetabolico (grasso non sano) è l’insulina che non funziona come dovrebbe e viene prodotta in eccesso, venendosi a determinare il fenomeno noto come insulino-resistenza. L’insulina è il maggiore fattore di accumulo del grasso all’interno delle cellule adipose (adipociti); un altro elemento è il cortisolo che in condizioni di stress aumenta e provoca accumulo di grasso. Insulina più cortisolo è un mix pericoloso nel favorire l’accumulo di grasso malato nelle cellule adipose in sedi canoniche e non canoniche del corpo e che si associa ai rischi correlati all’obesità: l’aumento del grasso addominale viscerale, il fegato grasso e infiammato con la malattia steatosica dismetabolica, il tessuto epicardico in cui si deposita il grasso e infiamma il cuore, il muscolo nel quale la formazione di grasso svolge una azione negativa sull’efficienza muscolare”.






