La semaglutide orale approvata per l'obesità utilizza la stessa molecola della versione iniettabile ma cambia il modo in cui viene assorbita, assunta e seguita. Dall'efficacia alla biodisponibilità, fino alle differenze nella pratica quotidiana: cosa c'è da sapere

La Commissione europea ha dato il via libera alla prima formulazione orale di semaglutide autorizzata per il trattamento dell’obesità, affiancando così alla versione iniettabile una nuova modalità di somministrazione di uno dei farmaci che negli ultimi anni ha cambiato il trattamento di questa patologia. Ma cosa significa davvero questo passaggio? La pillola è efficace quanto la puntura? Il farmaco si comporta allo stesso modo nell’organismo? E quali potrebbero essere le conseguenze, nella pratica, per i pazienti?

Una novità per l’obesità ma non per il diabete

La prima cosa da chiarire è che non si tratta di un nuovo farmaco. La molecola è la stessa: la semaglutide, un agonista del recettore del GLP-1, una classe di farmaci che imita l’azione di un ormone naturale coinvolto nella regolazione dell’appetito, del senso di sazietà e della glicemia. Né si tratta della prima volta che la semaglutide viene proposta in compresse: una formulazione orale è infatti già disponibile da alcuni anni per il trattamento del diabete di tipo 2. La vera novità riguarda l’obesità, per la quale finora la terapia prevedeva esclusivamente una somministrazione tramite iniezione sottocutanea. Dietro questo cambiamento, però, non c’è soltanto una diversa modalità di assunzione: trasformare una molecola come la semaglutide in una compressa efficace ha richiesto anni di ricerca e il superamento di una sfida farmacologica tutt’altro che banale.