Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Luglio e agosto, torniamo. È tempo di rivedere, riscoprire, rivisitare, riproporre, ripetere. Gabriele D’Annunzio pensava all’autunno in arrivo ed evocava i pastori d’Abruzzo. Noi pensiamo all’estate in corso e dobbiamo ammetterlo: il ritorno è di tendenza.Ci sono motivi pratici, per questo. Molti luoghi nuovi e distanti sono preclusi (per questioni climatiche, geopolitiche, economiche). Ritornare, magari in posti vicini, è più semplice e, all’apparenza, altrettanto gratificante.
Noi boomer siano numerosi e sentimentali: non resistiamo all’idea di rivedere e, se qualcuno ci ascolta, di raccontare.Ma ritornare è un’operazione delicata: la poesia lo sa bene. Cambiano i luoghi, cambiamo noi: spesso ci accorgiamo di non avere più molto da dirci. Ma noi non siamo Eugenio Montale davanti alla casa dei doganieri; o Vittorio Sereni, di fronte al Lago Maggiore dove ha trascorso l’infanzia («...non era più un lago ma un attonito/ specchio di me una lacuna del cuore»).
Noi siamo genitori e nonni con sensazioni simili, ma parole più povere.Un classico familiare? Il padre sessantenne porta il figlio trentenne nei luoghi dov’è stato bambino, si entusiasma e si commuove. Per lui quei posti sono stati speciali; ma un figlio, per quanto bene ci voglia, non può condividere quelle emozioni. Non c’era, non può capire. Certi racconti, per quanto appassionati, non riescono a coinvolgerlo.La Versilia e l’Alta Val Seriana sono stati due luoghi fondamentali della mia infanzia: mi sembravano avventurosi, esotici, pieni di fantastiche possibilità. Ci ho portato mio figlio, quand’era bambino: l’ho visto perplesso. Non ripeterò l’esperimento con sua figlia, la mia nipotina. A quattro anni mi ha già fatto capire come la pensa.Ieri eravamo al passo della Presolana, nuvole di passaggio in cielo, gelato col biscotto in mano. Davanti all’Albergo Alpino, il pendio occupato sessant’anni fa dallo skilift Genzianella, che a dispetto del nome aveva tubi di metallo e una forza bruta: sollevava un bambino a mezz’aria per metà risalita. L’ho raccontato ad Agata, pieno di entusiasmo. Ha sorriso e mi ha chiesto se la passavo il Maxibon.










