Propaganda russa, infiltrazioni politiche, guerre ibride, Ucraina. E poi discorsi su Roberto Vannacci, Giuseppe Conte, ma anche Carlo Calenda. Senza tralasciare il destino del campo largo (anzi, quello che tra risate viene definito «campo Lavrov», copyright l’ex Pd Pina Picierno) e quello del centrodestra. Insomma, non si può dire sia stato il più classico dei sabati di metà luglio quello andato in scena oggi, 18, al centro congressi Cavour in una Roma semi deserta.

Eppure a due passi dalla basilica di Santa Maria Maggiore si sono ritrovati più di un centinaio tra promotori e simpatizzanti di Europeisti, associazione fondata da Piercamillo Falasca (ex +Europa), Daniele Nahum (consigliere di Milano, ex dem) e Sergio Scalpelli (ex assessore milanese). Obiettivo? Creare un polo, per l’appunto, europeista.

In pratica non l’ennesimo partitino ma l’ennesimo «contenitore» e «piattaforma» liberale. Il progetto ha calamitato vecchi e nuovi esponenti centristi che, ciclicamente, cercano un rifugio politico vagando di casa in casa, o di contenitore in contenitore. Il titolo di uno dei panel era emblematico del clima: “Lettera a un riformista deluso”.

«Chi semina vento, raccoglierà con gli interessi», minacce a Calenda sul canale Russia Today. Solidarietà da Azione e FdI