di
Pietro Keller Cassetti
L'associazione bresciana Rinascimento Culturale è andata a trovare l'uomo che da quarantasette abita isolato: ha reciso definitivamente i contatti col paese di Ardesio ventitré anni fa, anche a causa di episodi di bullismo
Si alza «appena vien chiaro»; poi, dopo la colazione a base di marmellata, formaggio e prosciutto, controlla le pecore e sistema la stalla; d’inverno taglia la legna e alimenta il fuoco, d’estate si dedica soprattutto all’orto. «Faccio quello che c’è da fare, insomma». In seguito però, quando ha terminato le necessità più urgenti, si dedica ad un sorprendente ozio creativo: studia i funzionamenti degli oggetti e lavora per migliorarli - anche attraverso la consultazione di vecchi libri - scrive poesie in bergamasco, progetta le celebrazioni del prossimo “zenerù”. D’inverno, alle 17.30, in mancanza di luce elettrica (e, se è per questo, anche di gas, acqua corrente e riscaldamento) sulle montagne della Val Seriana scendono le tenebre e la giornata finisce: e poi ricomincia, quasi del tutto invariata. Da quarantasette anni questa è la vita di Flaminio Beretta, il pastore eremita eppure celeberrimo di Ardesio, provincia di Bergamo. L’ha raccontata l’associazione bresciana Rinascimento culturale, che è andata a trovarlo nella sua baita lo scorso inverno.








