di
Giulio Sensi
L’esperienza della cooperativa Re_Esistente che oggi conta 40 dipendenti. Quelli delle Aree interne: «Fuga dalle città e desiderio di curare il territorio»
Nel cuore del Parco Storico e Naturale di Monte Sole a Marzabotto, teatro dell’eccidio nazifascista del 1944, fiorisce oggi il Poggiolo, un rifugio che ha restituito vitalità a un luogo al centro dell’Appennino bolognese finito quasi nel dimenticatoio. Non solo un rifugio per accogliere i turisti, ma un progetto culturale che la cooperativa di comunità Re_Esistente fa crescere giorno dopo giorno in un’area interna difficile da raggiungere e non semplice da vivere. La cooperativa ha 40 dipendenti, si definisce antifascista, rigenerativa e di comunità e al rifugio lavorano una ventina di giovani under 35, alcuni in progetti di inserimento lavorativo con contratti a tempo indeterminato. Tutti dediti alla sua gestione e alla costruzione di tante proposte e attività diventate un punto di riferimento per il territorio bolognese e non solo. Nadia Kherrati è la presidente della cooperativa che ha una governance molto condivisa e orizzontale, un gruppo eterogeneo e equilibrato che arriva dal mondo della progettazione, con la stessa presenza di donne e uomini che si alternano nei ruoli e fa tanta formazione. «Chi ha il desiderio di staccarsi dalla città - racconta - viene su al rifugio. Anche noi ci siamo trasferiti, abbiamo fatto una scelta di vita. Il nostro progetto di rigenerazione sta iniziando ad avere una bella risposta, soprattutto nella partecipazione del territorio. È la restituzione alla comunità di un bene comune migliore di come l’abbiamo trovato. Ci piace fare cultura dell’accoglienza e far sentire accolto a chi ha meno possibilità».









