L'Editoriale
Sabato 18 Luglio 2026
ITALIA. La mia maestra delle elementari, frequentate ahimè negli anni Sessanta, non disponeva di lavagne interattive o tablet. Aveva però una scatola di mattoncini, e quando non bastavano convocava la frutta: mele, pere, ciliegie.
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Le equivalenze non erano un’oscura migrazione di zeri da una parte all’altra della virgola, ma un trasloco concreto. Un chilo diventava dieci etti, un metro cento centimetri, e noi lo vedevamo accadere sul banco. Inoltre non bisognava confondere le pere con le mele. Prima con le mani, poi con la testa. Disponeva anche di un righello di legno utilissimo per le addizioni ma che all’occorrenza veniva minacciato anche sui ditini dei meno svelti di conto. Eravamo avvantaggiati: non esistevano ancora le calcolatrici, la prima la vidi alle scuole medie maneggiata di nascosto da un bidello come la lampada di Aladino.














