Due cugine, stessa scuola superiore, stesso programma di Matematica, stessa età, nessun anno perso, condizione sociale identica. Una vive in Trentino, l'altra in Calabria. Eppure, a parità di tutto il resto, leggendo i dati Invalsi si trae la conclusione che il liceo della prima può valere in media quasi 23 punti in più: 15,9 di vantaggio per il Nord Est, meno 6,8 per il Sud e Isole. È lo scarto puro del territorio, la cicatrice che nessun merito individuale colma da solo. Il divario Nord-Sud Il divario comincia molto prima. Già in seconda elementare, a parità di ogni altra condizione, un bambino del Sud e Isole vale 5 punti percentuali in meno di un coetaneo del Centro: la geografia pesa da quando si impara ancora a leggere. Spostiamoci a Palermo, terza media. Un alunno su tre in Sicilia si ferma al livello 1 di Matematica, il più basso: 34,4%, seguito da Calabria (31,5%) e Campania (29,7%). In Veneto è il 13,1%. Qui si annida la "dispersione scolastica implicita": non chi abbandona i banchi, ma chi resta seduto senza aver imparato nulla.
Scende la dispersione Cambiamo inquadratura: la dispersione esplicita, chi la scuola la lascia fisicamente, cala invece senza sosta. "Si conferma un considerevole calo della dispersione, sempre meno studenti lasciano la scuola: un calo di quasi un punto nel 2025, un risultato senza precedenti, il 7,30 per cento. Ora il 92,7 per cento raggiunge il diploma. Sono 520mila i diplomati, pari al numero di abitanti di Genova" ha detto il presidente Invalsi Roberto Ricci in conferenza stampa. "L'Italia lascia la posizione di fanalino di coda europeo e si accomoda a fianco di Spagna, Germania e Paesi Bassi". Cala il numero di 18-24enni che non hanno conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado o che non sono in formazione: si passa dal 12,7% del 2021 per raggiungere e superare al ribasso l'obiettivo del 10,2% fissato dal Pnrr per il 2026 con un anno di anticipo. Spostiamoci in altre due regioni della nostra Penisola. Siamo in Umbria e Marche: qui troviamo oltre il 20% di studenti "accademicamente eccellenti" e un bassissimo rischio di dispersione. "Umbria e Marche fanno capolino in senso positivo per i buoni livelli raggiunti", ha detto Ricci. Ma l'eccellenza arretra ovunque: dal 21,8% pre-pandemia al 18,5% di oggi in terza media; e all'ultimo anno delle superiori scende al 12,3%, quasi 3 punti in meno del 2024. La situazione alle superiori E la Matematica in terza media resta lo scoglio, ferma al 55-56% dal 2021. Alle superiori il tipo di scuola pesa quanto il territorio: in II superiore, il liceo scientifico vale 22 punti sopra la media, l'istituto professionale quasi 21 sotto, oltre 40 punti fra due indirizzi della stessa città. In Inglese il trend di lungo periodo resta positivo: nell'ultimo anno delle superiori il Listening è salito dal 35% del 2019 al 44% di oggi, il Reading è tornato al livello pre-pandemia (55%). Bene le competenze digitali: nel primo test DigComp mai somministrato, oltre l'84% degli studenti raggiunge un livello adeguato in tutte le aree. Nel Mezzogiorno qualcosa si muove: Puglia e Basilicata migliorano la dispersione implicita più di ogni altra regione. "Notiamo che nelle regioni che hanno partecipato ad Agenda Sud si riesce a ridurre la dispersione implicita in maniera considerevole rispetto alla media nazionale", ha spiegato Ricci. In Sardegna, invece, la dispersione implicita superiore vola a +4,7 punti in un anno solo. Il focus sulle elementari e l’era pre-Covid Resta la primaria, il fronte più fragile, dove pesa una popolazione scolastica sempre più composita: in seconda elementare uno studente di prima generazione immigrata ottiene in Italiano quasi 20 punti percentuali in meno di un compagno nato in famiglia italiana. "Rispetto ai valori di riferimento, ossia quelli del 2019, solo per Italiano di V primaria si è riusciti a tornare a valori pre-pandemici mentre per entrambe le prove di II primaria la distanza è ancora ampia (-7 punti percentuali per Italiano e -6 punti percentuali per Matematica) così come per la prova di Matematica in V primaria (-6 punti percentuali)", scrive il Rapporto. In particolare chi raggiunge almeno il livello base diminuisce (rispetto alla passata rilevazione Invalsi di circa 3 punti percentuali sia in seconda che in quinta elementare) è poco più del 60%. Anche l'equità tra le classi del primo ciclo peggiora: nel 2025 l'indicatore di eterogeneità è più alto che nei due anni precedenti, segno che il codice postale conta sempre di più. Sulla lontananza dai livelli pre-Covid, Ricci ammette: "Non abbiamo risposte. Possiamo fare solo ipotesi e dire che non è solo una nostra peculiarità. Come se il Covid avesse prodotto uno shock, poi il sistema si assesta ma non come negli anni precedenti la pandemia. È come se la nuova linea fosse quella post Covid. Non lo sappiamo perché. Non bisogna abbassare la guardia”. Quest'anno le prove hanno coinvolto 11.500 scuole, 960.000 alunne e alunni della scuola primaria (classe II e classe V), 550.000 allieve e allievi della scuola secondaria di primo grado (classe III) e più di 1 milione di studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado. Non è ancora luce. Ma tra i banchi d'Italia, da Trento a Palermo, qualche spiraglio si apre.










