L’acqua dura fa venire i calcoli? Serve un filtro per l’acqua di rubinetto? Quella frizzante disseta di più? E che dire delle acque alcaline, idrogenate, ossigenate, vitalizzate o “con memoria”? I dubbi legati al consumo di acqua da bere sono molti e spesso generano vere e proprie fake news, che ingannano i consumatori. Proprio per questo il fisico e divulgatore Giorgio Temporelli ha riunito le false credenze su questo fondamentale elemento nel libro “Acqua e fake news. Il vero e il falso sul mondo dell’acqua” (Tarka editore). Dai legami con la salute alle acque trattate, fino ai consigli della nonna, è una lettura utile e chiarificatrice per fare scelte giuste ed evitare acquisti inutili.

Il mito delle acque “leggere” e quella borraccia da pulire sempre

Una delle convinzioni più diffuse è, ad esempio, associare l’acqua calcarea ai calcoli renali, facendo un parallelo con l’incrostazione nei tubi. In verità, spiega l’autore, “i calcoli hanno origine dagli ossalati di calcio, prodotti dal metabolismo del soggetto e non c’entrano nulla con il calcio e il magnesio presenti nell’acqua, che svolgono ruoli fondamentali”. Il sodio? Sicuramente porta alla ritenzione e all’ipertensione, ma nelle acque degli acquedotti è presente in concentrazioni piccolissime rispetto, ad esempio, a salumi e formaggi. Stesso dicasi per il mito delle acque “leggere”: non c’è motivo per preferirle rispetto a quelle dal contenuto salino più elevato. Ancora: occhio alle acque di sorgenti che troviamo in montagna, non sicuramente potabili. Altra falsa credenza è quella dell’acqua in borraccia sicura, purtroppo la proliferazione batterica è favorita da ambienti caldi e umidi, quindi bisognerebbe consumarla in giornata e pulire e igienizzare la borraccia costantemente.