Il telegiornale di inizio estate ha un suo ritornello. Tra una notizia internazionale e l’aggiornamento di Borsa arriva il bollettino del Ministero della Salute, l’icona del sole con la fascia rossa, l’invito a non uscire nelle ore più calde, la raccomandazione di idratarsi.

Quello che la televisione non spiega è perché l’invito sia diventato così insistente, perché il bollettino del caldo abbia raggiunto la dignità di una notizia di apertura. La risposta breve è che, quando il termometro sfiora i quaranta gradi, l’acqua smette di essere una bevanda e diventa un parametro fisiologico da monitorare. La risposta lunga, che la ricerca degli ultimi anni sta articolando con crescente interesse, è che quel parametro non riguarda soltanto il rischio acuto di un colpo di calore. Potrebbe riguardare anche il modo in cui invecchiamo.

Nel 2023 uno studio condotto dal National Institutes of Health pubblicato su The Lancet ha seguito per quasi trent’anni una coorte di oltre undicimila adulti, osservando i livelli di sodio nel siero: un indicatore indiretto dello stato di idratazione, perché tende a salire quando l’organismo dispone di meno acqua. Le persone con valori nella fascia più alta dell’intervallo fisiologico mostravano più frequentemente un’età biologica superiore a quella anagrafica, una maggiore probabilità di sviluppare malattie croniche e un rischio più elevato di mortalità precoce.