Di tempo se n’è perso fin troppo: “Serve accelerare. Si sono sprecati mesi preziosi”. E’ il momento primarie? “Il nodo è arrivato al pettine. Le diarchie hanno sempre avuto vita breve e quasi sempre sono sfociate in un dramma”. Il professore Arturo Parisi, l’ideologo dell’Ulivo di Romano Prodi, parla di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Incalza il campo largo, che invita la premier Giorgia Meloni ad andare a casa ma deve ancora definire – oltre al leader – il suo perimetro e un orizzonte comune, soprattutto sulla politica estera, sull’Ucraina: “Una condivisione di fondo della concezione dei rapporti internazionali resta uno degli aspetti fondamentali, che consentono di parlare dell’appartenenza a una stessa coalizione”, dice al Foglio Parisi. E com’è messo oggi il centrosinistra? “In grande, enorme, ritardo”. Andiamo con ordine. Professore, le opposizioni chiedono le dimissioni di Meloni, il voto. Schlein e Conte, così come i leader di Avs Fratoianni e Bonelli, ripetono: “Siamo pronti, tocca a noi”. Tuttavia le questioni da risolvere sono parecchie. Serve una vera accelerazione su leadership e programma? “Chi potrebbe darle torto”, risponde Parisi. “A dire che siamo ormai in campagna elettorale sono innanzitutto le opposizioni. A dirlo, a chiederlo e a esigerlo. E’ dal referendum di marzo che i leader gridano, come mai all’unisono, ‘elezioni’”. Cosa non torna? “Quello che ancora non si capisce è se questo significhi ‘noi siamo pronti’, una sfida rivolta agli altri, o invece ‘dobbiamo approntarci’, ovvero un invito ad allungare il passo rivolto innanzitutto a sé stessi”. Un po’ l’uno e un po’ l’altro, forse. Di certo sapere chi guida la coalizione, con quali caratteristiche, potrebbe aiutare. D’altra parte la nuova riforma elettorale prevede l’indicazione del leader. E’ arrivato il momento delle primarie? “Il nodo è arrivato al pettine”, è convinto l’ex ministro della Difesa del secondo governo Prodi. “Certo il testo della legge lo chiede formalmente. E in questo Meloni, costringendo l’opposizione a rivelare la sua principale debolezza, ha comunque raggiunto un importate risultato. Ma prima delle forme il nodo è figlio della realtà”. Che intende? “Piaccia o meno la politica è attraversata da una pulsione, se non addirittura da una necessità mon-archica. Per quanto circoscritta, moderata o provvisoria sia l’archia. Le diarchie hanno avuto da sempre vita breve, e quasi sempre sono sfociate in un dramma. L’ho detto la sera stessa del referendum, quando per la prima volta Conte evocò le primarie come l’unico modo per sciogliere il nodo, dentro una regola condivisa. Difficile farle, ancora più difficile evitarle”. Da allora il campo largo, almeno su questo aspetto, non ha fatto molti passi in avanti. “Lungi dall’applicarsi al come farle è iniziato invece il solito balletto sul programma, dietro il quale si nascondono in genere quelli che le primarie non le vogliono fare”, dice Parisi. “E’ il balletto tra quelli che sostengono che il programma debba essere concordato prima e quelli secondo cui non possa che essere definito dentro le primarie, seppure in un quadro di valori comuni”. Qual è il risultato? “Dopo aver perso anni a negare il problema derivato dall’esistenza di due pretendenti per un posto, si sono sprecati mesi preziosi nei quali ci saremmo dovuti applicare a risolverlo. E ora – ragiona Parisi – ora il tempo si misura a giorni”.In campo ci sono Schlein e Conte, i leader dei due principali partiti di opposizione. “Da lì si parte. Da un lato, Schlein è la segretaria del partito che è per voti il più forte, dall’altro Conte che è stato a capo di un comune governo, ed è stato investito come ‘punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste’. Una furbata. In un mondo fatto di parole e di narrazioni una pensata intelligentissima. Se non fosse che il capo del governo comune oggi è diventato leader del secondo partito del campo, un partito geneticamente indisponibile a pensarsi partito fratello, men che mai a farsi promuovere con una mano sulla spalla a fratello minore”. Parisi, nella sua carriera politica, con Prodi, le primarie le ha viste da vicino. Sarà una corsa a due o può esserci spazio per una figura terza? “Ripeto: si parte, da Schlein e Conte. E tuttavia – osserva Parisi – in un processo aperto, come non possono non essere le primarie in questione, che cosa succeda dopo non si può dire. Basti pensare alle primarie vinte da Schlein che pochi mesi prima al Pd non era neppure iscritta”. In ogni caso, dal nome del leader deriverebbe pure una diversa impostazione della coalizione. E soprattutto una differente visione sulla politica estera. E’ la grande questione del campo: è possibile arrivare al governo senza risolverla? “Certamente no. Se anche la declinazione del mondo in cui si pensa di interpretare una stessa concezione dei rapporti internazionali sarà uno dei punti del confronto tra i candidati, una condivisione di fondo è uno dei presupposti fondamentali, che consentono di parlare della appartenenza a una stessa coalizione. Di certo – conclude Parisi – questo è uno dei temi su cui siamo in grande, enorme, ritardo”.
Arturo Parisi: “Adesso le primarie. Si sono persi mesi preziosi. Il campo largo acceleri”
Parla l'ideologo dell'Ulivo e incalza il centrosinistra: "Sulla politica estera è in enorme ritardo. Schlein e Conte? Le diarchie hanno vita breve e quasi sempre sfociano in un dramma”









