A 19 anni, in viaggio dalla Svezia, si innamorò dell’isola di Capri. Si trasferì da adulto e restaurò i terreni attorno di Villa San Michele trasformandoli in un giardino ricco di specie anche rare
Era adibito a vigneto il terreno che Axel Munthe acquistò sulle colline di Anacapri poi divenuto l’incanto architettonico e naturalistico che risponde al nome di Villa San Michele. Il medico e colto uomo svedese, appassionato di arte e archeologia, constatò la presenza di alcuni alberi da frutto e ulivi accanto a coltivazioni di legumi e altri ortaggi. Perciò si diede subito da fare per tramutare questo brutto anatroccolo in cigno botanico perché la sua dimora necessitava di un ornamento vegetale unico al mondo. Adesso questo forziere vegetale custodisce un antico e mastodontico albero di mirto australiano, la rarissima Eokochia Saxicola, perfino una betulla svedese che è riuscita ad ambientarsi laddove il clima è decisamente assai più caldo rispetto ai luoghi della propria origine. Attraversando il sublime colonnato che curva sinuosamente, alla fine della loggia, poco oltre la scultura di Hermes, il glicine si merita il ruolo di primo attore profumando questa passerella fino al raggiungimento della rotonda. Anche il viale dei cipressi destò sempre la meraviglia della Regina di Svezia, sua assidua visitatrice, Giunto sull’isola di Capri quando aveva appena 19 anni, Munthe si invaghì delle vedute, delle piante, del mare, promettendo a se stesso - correva l’anno 1876 - che sarebbe riuscito a trasferirvisi: Villa San Michele e il suo parco riflettono, dunque, le sue passioni, caratteristiche, pregi. Frammenti di un sarcofago imperiale romano raffigurante il Giudizio di Paride, l’altare funebre di un soldato romano, una copia del mosaico di Pompei celebre per l’espressione cave canem (attenti al cane) piacquero molto, come del resto il giardino, a Oscar Wilde, Rainer Maria Rilke, Henry James, che furono soltanto tre degli illustri scrittori venuti qui a soggiornare per alcuni periodi.La fortuna di imbattersi in reperti antichi - erano 12 le ville romane che sorgevano a Capri - agevolò la sua opera di raccolta di reperti che dessero vita a un’armonia composita con gli alberi: notevole, in particolare, è il puteale scolpito in un unico pezzo di marmo e decorato con bassorilievi che richiamano quelli dell’Ara Pacis romana. Anche la vasca nel pozzo dell’atrio, la Medusa sulla parete dello studio risalente al IV secolo d.C. che forse costituiva una delle maschere che adornavano il tempio di Venere e Roma al Forno Romano è altrettanto simbolica. È soprattutto nel parco, comunque, che si coglie l’afflato naturalistico di Munthe che seppe incastonare meravigliosamente la sua villa nello scenario roccioso, dandole una forma spirale ascendente, ed ecco che la sfinge egizia in granito rosso posizionata sulla balaustra al culmine della loggia svolge superbamente il compito di unire il giardino, la villa stessa al cielo che sta sopra e al mare che sta sopra. Leggenda vuole che i desideri di ognuno si avverino posizionando la mano sinistra sul fianco sinistro della sfinge. Certamente, questo è un giardino idilliaco che andrebbe visitato almeno una volta nella vita.






