Di: Eric Guevara-Frey, Pierrik Jordan (RTS), articolo originale - sf, adattamento in italianoTristan Harris prima ha contribuito a progettare i meccanismi con cui le piattaforme digitali catturano l’attenzione degli utenti, poi è diventato un acceso critico di questi modelli e un sostenitore di un’intelligenza artificiale (IA) sviluppata nell’interesse della società.Formatosi a Stanford, Harris entra in Google nel 2011 dopo l’acquisizione della sua startup. Specialista dell’influenza della tecnologia sul comportamento umano, lavora allo sviluppo di strumenti e dinamiche pensati per massimizzare il coinvolgimento degli utenti.Nel 2013 redige però un documento interno in cui invita l’azienda a rispettare maggiormente l’attenzione delle persone. Un testo che esce presto dai confini di Google e diventa una delle prime denunce pubbliche sugli effetti psicologici e sociali della competizione per conquistare il tempo e l’attenzione degli utenti.Due anni dopo lascia l’azienda e fonda il Center for Humane Technology, organizzazione dedicata alla promozione di uno sviluppo tecnologico più responsabile.I social network come avvertimentoSe inizialmente il suo impegno era rivolto soprattutto ai social network, oggi Harris considera l’intelligenza artificiale una sfida molto più ampia.“L’IA sta plasmando il mondo in cui viviamo”, afferma. A suo giudizio, i social media hanno già trasformato l’ambiente psicologico quotidiano delle persone, influenzando il modo in cui ricevono informazioni, distribuiscono l’attenzione e costruiscono le proprie relazioni.Per Harris, quelle piattaforme possono essere considerate una forma embrionale di IA. “Si limitano a riordinare foto, video e contenuti per miliardi di persone. Eppure un semplice disallineamento rispetto agli interessi dell’umanità è bastato a danneggiare la democrazia e ad alimentare il disagio psicologico tra i più giovani” afferma.Da qui l’invito a non ripetere gli stessi errori con l’IA: “Non si tratta di una paura irrazionale della novità, ma della comprensione di ciò che accade quando gli incentivi economici non coincidono con il bene collettivo”.L’intervista a Tristan Harris (Tout un monde, RTS, 14.07.2026)Un cambio di paradigmaSecondo Harris è possibile sviluppare tecnologie sicure e utili alla società, ma probabilmente in modo molto diverso rispetto a quello attuale.L’ex dipendente di Google critica in particolare il modello di business delle grandi aziende dell’IA. A suo avviso, l’obiettivo principale non è creare strumenti utili, bensì recuperare gli enormi investimenti effettuati sostituendo sempre più attività cognitive e lavorative con i propri modelli.