L’impronta di Giotto nei lavori di progettazione dell’area esterna a Porta alla Croce, rinvenuta durante gli scavi della tramvia. È la suggestiva ipotesi avanzata dagli archeologi della Soprintendenza che, come anticipato da La Nazione, hanno reso note le ultime evidenze dei reperti emersi dalla pancia di piazza Beccaria. Gli scavi , stanno riportando alla luce una porzione della cerchia muraria medievale che si sviluppava lungo i viali le strutture difensive all’esterno di Porta alla Croce. "Si conferma – spiegano la soprintendente Antonella Ranaldi e l’archeologo Michele Bueno – quanto ci aspettavamo, dopo i ritrovamenti di dicembre. Si erano infatti ritrovate evidenze dell’arcata più esterna - di ottima fattura con ghiera in pietra e sopra le strutture perimetrali di un ampio ambiente che poggiava direttamente sopra la volta dell’arcata. Gli scavi compiuti ora, più a ridosso della porta, dove passeranno i binari del tram, mostrano la seconda arcata sopra al fossato". In pratica un ponte su quello che all’epoca era il fosso San Gervasio. La porta, precisano dagli uffici, era all’ingresso sulla via Aretina,il ponte di attraversamento in asse alla porta è datato al 1321 ed è ancora oggi in parte visibile percorrendo la grande conduttura fognaria del Poggi. Ma non finisce qui. Le altre scoperte riguardano l’antiporta, cioè l’area esterna alle mura. "Con i dati del primo scavo tra dicembre e gennaio - spiegano - e con questi ultimi di luglio, potremo ricostruire con maggiore certezza archeologica – o ipotizzare – la presenza di un ambiente con funzione non solo difensiva, posto davanti alla porta a destra dell’ingresso. Tale ambiente richiese l’ampliamento del ponte a formare una piattaforma su due arcate voltate, successiva alla realizzazione del ponte centrale del 1321 e dei rinforzi delle scarpate delle mura. Il perimetro di questo ambiente è riconoscibile nella pianta del Bonsignori del 1584. Vicino c’era il patibolo per le esecuzioni capitali". In virtù della sua ampiezza nel XIX secolo, fu usato come ’reclusorio delle bestie’ per il mercato degli animali che si svolgeva di fronte a porta alla Croce. Ma la sua funzione originaria è ancora incerta. "Potrebbe essere stata a scopo difensivo - dicono - o per la riscossione delle gabelle". E Giotto cosa c’entra? In assenza di dati di archivio la datazione resta ancora incerta. "Considerando - spiegano - che il Villani nella sua ’Nuova cronica’ ricorda che nel 1333 un’alluvione travolse l’area, non è escluso, come ipotizzato dal professori Frati, docente del dipartimento di Architettura, che i lavori di ristrutturazione dell’antiporta, con la costruzione del nuovo ambiente adiacente, possano essere stati eseguiti sotto la supervisione di Giotto, nominato nel 1334 sovrintendente - magister et gubernator - per le opere pubbliche del Comune da farsi o completarsi". Il documento di nomina di Giotto infatti è del 12 aprile 1334 e non riguarda solo l’opera di Santa Reparata (la cattedrale iniziata da Arnolfo) ma anche le altre costruzioni pubbliche della città e tra queste proprio le fortificazioni. "Gli scavi - precisano - non interferiscono con i lavori della tramvia". Ma il tempo stringe: "Le strutture ora rinvenute verranno ricoperte tra una settimana, la proposta che facciamo è di una giornata di visite per tutti".
Riemergono ponte e mura. E spunta l’ipotesi di Giotto: "Presto tutto ricoperto"
La Soprintendenza: l’architetto potrebbe aver supervisionato i lavori all’antiporta "I nuovi ambienti usati come recinti nell’800 ma nacquero a scopo difensivo" .








