Richiesta respinta al mittente: i giudici di Sorveglianza di Milano hanno detto no alla concessione di permessi premio a Fabio Savi. In carcere da 32 anni, il secondo dei fratelli Savi, detto ’il Lungo’, unico non poliziotto tra i tre, non ha mai beneficiato di un permesso. Così anche il fratello maggiore, Roberto, leader della banda della Uno Bianca. Fabio Savi aveva presentato un’istanza per un beneficio, presumibilmente un permesso premio, ai giudici di Sorveglianza di Milano, competenti per il carcere di Bollate: a fine giugno c’è stata l’udienza, ma l’istanza nei giorni scorsi è stata respinta, come le altre in passato. In questo caso, potrebbe essersi trattato di un reclamo che lui aveva presentato per un diniego ricevuto di recente. Già nel gennaio 2023 il tribunale di Sorveglianza di Milano aveva rigettato la richiesta di Fabio Savi di poter lavorare all’esterno del carcere: i giudici non avevano ritenuto soddisfacente il suo percorso riabilitativo.
"Apprezziamo la mancata concessione – le parole di Alberto Capolungo, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca –. Come già detto, dopo le recenti apparizioni televisive non ci pare proprio il caso di concedere dei benefici". A breve sarà chiesto il trasferimento da Bollate anche per Fabio Savi, mentre Roberto (’il Corto’) è già stato trasferito a inizio luglio da Milano a Ferrara. Infatti, in questo momento delicato della nuova inchiesta, in mano ai pm Lucia Russo e Andrea De Feis e nata dall’esposto presentato nel 2023 dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser che assistono i familiari delle vittime, la Procura di Bologna guidata da Paolo Guido ritiene preferibile – se non necessario – tenere separati i componenti della banda. Alberto Savi, detto ’Luca’ e anche lui ex poliziotto, è detenuto nel carcere di Padova e gode della semilibertà: esce di giorno per andare a lavorare e fa rientro in cella la sera.







