HomeBolognaCronacaLa lettera di Fabio Savi: "Dolore infinito, scusatemi". I familiari: "Mossa cinica"Il ’Lungo’ insiste nella versione secondo cui dietro la banda non c’era nessuno. L’Associazione vittime decide di non rispondere. "Vuole solo uscire dal carcere". L’inchiesta su presunti rapporti con i Servizi va avanti, ci sono nuovi testimoni .Fabio Savi, 66 anni. La banda della Uno Bianca si è macchiata di 23 omicidiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciÈ stata scritta nel carcere di Milano il primo agosto, è arrivata al Comune di Bologna, che poi l’ha girata all’associazione dei familiari delle vittime: la lettera porta la firma di Fabio Savi, uno dei killer della banda della Uno Bianca che tra il 1987 e il 1994 tra le Marche e l’Emilia-Romagna mise in atto quella che a oggi è ritenuta la "strage diffusa più grande d’Italia". I Savi e i loro complici si lasciarono dietro una lunga scia di sangue – 23 i morti e oltre cento i feriti –. E oggi, il ’Lungo’ chiede perdono ai familiari. Ma loro fanno sapere che non risponderanno. Fedeli alla linea di sempre: "Non scenderemo mai al loro livello".

L’inchiesta bis sulla Uno Bianca, aperta in seguito all’esposto dei parenti delle vittime presentato dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser, è in mano ai pm Lucia Russo e Andrea De Feis. La Procura è stata immediatamente informata dell’arrivo della lettera (il 18 agosto stesso). "Con molta difficoltà mi rivolgo a voi dopo aver testimoniato il mio tormento davanti a milioni di persone", scrive il ’Lungo’, in riferimento all’intervista andata in onda a maggio su Rete 4. Poi sostiene di aver preso coscienza della gravità di quello che ha commesso, definendosi "profondamente addolorato". E ancora: "Le parole non potranno mai rimediare al male fatto", "ho solo cercato di ripetere la verità, la stessa testimoniata ai processi".