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Federica Nannetti

Il «Lungo», condannato all'ergastolo per i crimini della banda, chiede il perdono per «il male causato». L'associazione familiari vittime: «Il suo interesse è ottenere qualche beneficio»

Dopo i riflettori e le telecamere fin dentro al carcere di Bollate per quell’intervista a Quarto Grado durante la quale ha riproposto il suo solito copione, ora, a distanza di due mesi, Fabio Savi, condannato all’ergastolo per i crimini della banda della Uno Bianca (23 morti e centinaia di feriti in sette anni di agguati tra Bologna e la Romagna), ha preso carta e penna e ha scritto «una lettera di scuse» ai familiari delle vittime, affidata alla sua avvocata Emanuela Sabbi.. «Per il male causato» e per «il dolore infinito» ancora attuale, che a suo dire sta vivendo anche lui.

I fratelli Savi e i delitti della Uno BiancaMa, come successo durante l’interrogatorio davanti ai magistrati bolognesi titolari della nuova inchiesta a distanza di più di trent’anni dai fatti e pure in tv, nessun elemento utile per far luce sui diversi nodi aperti e le eventuali complicità della banda, che «il Lungo» ha di nuovo escluso, smentendo quanto invece lasciato intendere, con frasi spesso a metà e poco chiare, dal fratello Roberto durante l’intervista a Belve Crime e prendendone le distanze ancora una volta, definendo nella lettera le parole del fratello «oltremodo irritanti».