Ogni volta che arriva la bolletta, per molti il primo pensiero è questo: “Ecco il costo della transizione ecologica”. È un senso comune che si è diffuso rapidamente, alimentato da narrazioni semplificate: l’idea che le rinnovabili e le regole per limitare l’inquinamento siano le responsabili del salasso economico delle famiglie. Eppure, questa percezione è profondamente falsa e va esattamente nella direzione opposta alla realtà.

Oggi più che mai, ci sembra urgente aprire uno spazio di confronto per rovesciare questa narrazione. Dobbiamo guardare in faccia le contraddizioni del nostro sistema energetico per capire che la nostra vulnerabilità non nasce dal desiderio di un mondo più pulito, ma dalla nostra dipendenza da un mondo vecchio.

La rivoluzione dell’Ia rispecchia la transizione verde: il momento dei giusti incentivi era ieri

GUARDARE L’ATTUALITÀ

Basta guardare all’attualità: siamo appesi, ormai da mesi, al conflitto in Iran, con il costo dell’energia che oscilla freneticamente in base all’andamento dei bombardamenti. Quando è arrivata la notizia di un possibile accordo, i prezzi sono crollati. Questo ci racconta la verità: il costo dell’energia non è dettato dalla transizione, ma dalla fragilità di un sistema fossile concentrato nelle mani di pochi “petrostati” e da infrastrutture, come le grandi centrali, che sono facili bersagli in tempi di guerra. Le fonti rinnovabili, distribuite e locali, rappresentano invece la nostra vera assicurazione sulla vita, l’unica via verso una sicurezza che non dipende dai conflitti che stanno esplodendo in giro per il mondo.