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di Federico Lo Giudice

17 Luglio 2026, 16:17

La finale del Mondiale di domenica al MetLife Stadium di New York non metterà di fronte soltanto Spagna e Argentina. Sarà anche il confronto tra due dei migliori portieri del calcio contemporaneo, interpreti di una scuola completamente diversa: Unai Simón da una parte, Damián Emiliano Martínez Romero, per tutti "Dibu", dall'altra. Due caratteri, due storie e due modi di intendere il ruolo che possono risultare decisivi nella partita che assegnerà il titolo iridato.

Unai Simón arriva all'ultimo atto del torneo con un primato destinato a entrare nella storia del calcio. Il numero uno della Spagna ha infatti superato il record di imbattibilità ai Mondiali che apparteneva da trentasei anni a Walter Zenga. L'ex portiere dell'Italia aveva mantenuto inviolata la propria porta per 517 minuti consecutivi durante Italia '90, un primato che sembrava irraggiungibile. Simón lo ha prima superato e poi portato fino a 650 minuti senza subire reti, prima che il Belgio interrompesse la sua straordinaria striscia nei quarti di finale. Un'impresa costruita tra Qatar 2022 e Mondiale 2026, che certifica la crescita del portiere dell'Athletic Bilbao e la solidità della difesa spagnola. Unai Simón, 29 anni, è il simbolo della nuova Spagna. Cresciuto nell'Athletic Bilbao, ha trasformato quello che all'inizio sembrava il suo punto debole – il coraggio nel giocare il pallone anche sotto pressione – in una delle sue qualità migliori. È un portiere moderno, quasi un regista aggiunto. Luis de la Fuente gli chiede di partecipare alla costruzione dell'azione, di mantenere alta la squadra e di trasmettere sicurezza ai difensori. Simón accetta il rischio dell'errore perché sa che il suo calcio parte proprio dai piedi del numero uno. Nel corso della carriera ha conosciuto anche momenti difficili. L'autorete agli Europei del 2021 contro la Croazia sembrava poter segnare la sua crescita, ma il portiere basco reagì con personalità, diventando uno degli uomini decisivi nella successiva qualificazione della Spagna. Da allora la sua maturità è cresciuta costantemente, fino a diventare uno dei leader silenziosi della Roja. In questo Mondiale è stato il primo baluardo della miglior difesa del torneo, contribuendo con parate spettacolari e una continuità di rendimento che ha permesso alla Spagna di arrivare in finale subendo appena una rete in sette partite.