Da quando sono ripresi i bombardamenti in Medio Oriente, i prezzi del petrolio hanno registrato continui rialzi. Le limitazioni ai flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz e le indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a chiudere la rotta del Mar Rosso in caso di attacchi statunitensi alle infrastrutture energetiche iraniane hanno alimentato i timori per l’approvvigionamento globale. Le cronache ora per ora parlano di attacchi incrociati ordinati da Washington e Teheran, di petroliere colpite nelle acque del Golfo persico, di soltanto tre navi mercantili che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz ieri, il dato più basso da maggio. E così il prezzo del Brent è tornato a superare la soglia degli 80 dollari al barile portando i rialzi settimanali a circa il 12%.
Secondo gli analisti, il rischio che anche il Mar Rosso diventi un nuovo punto critico per il transito del greggio mantiene alta la tensione e, di conseguenza, i prezzi della materia prima. L’Agenzia internazionale dell’energia, che il 10 luglio aveva segnalato nel consueto report una ripresa dei flussi di petrolio nelle acque di Hormuz, ha avvertito che la sicurezza delle forniture alla luce degli ultimi avvenimenti resta motivo di forte preoccupazione.












