Galeotta fu la bici, e ancora di più il taxi. Giovedì, poco prima della mezzanotte, recupero la bici ma la ruota è afflosciata. Non ho nulla per gonfiarla. Mi è venuta in mente Roma, dove per dieci anni mi sono mosso esclusivamente con la bici. Di fianco a Eataly, sotto il porticato, c’è una colonnina attrezzata dal dirimpettaio Decathlon, con pompa e giraviti, qualche volta di notte mi è capitato di fermarmi per gonfiare la ruota sgonfia o forata e arrivare almeno a destinazione. Mi rassegno, non posso percorrere otto chilometri così.

Rimetto l’antifurto e da corso Vittorio Emanuele mi muovo verso corso Cavour, sperando nel 4 per andare verso Ceglie del Campo. Compulso Maps di Google, accidenti la prossima corsa è alle 4,50. Niente, non mi resta che il taxi. Guardo dalle parti del Petruzzelli e non vedo macchine bianche, proseguo verso la stazione e nel frattempo telefono al Radio taxi. Prima chiamata occupata, alla seconda risponde l’operatore. “Per quando le serve il taxi?”, chiede. Subito – ribatto – sono in corso Cavour, incrocio con via Prospero Petroni. Mi chiede di rimanere in attesa e parte la musichetta.

Nel frattempo incrocio un taxi, mi sembra una visione, mi paro davanti. L’autista apre il finestrino e con il pollice indica i sedili posteriori, ha già passeggeri. Chiedo se ci sono stazioni, sempre con il pollicione indietro annuisce e mi indica la piazza della stazione. Proseguo sempre con la musichetta di Radio taxi attaccata all’orecchio, arrivo in piazza Moro ed è tutta un cantiere recintato. Entro in stazione e due poliziotti mi chiedono un documento. Va bene, ma dove lo trovo un taxi? “Su via Capruzzi c’è la stazione, si sono spostati lì”, rispondono cortesi.