Chiamate vane alle varie sigle di taxi romane, attese prolungate con esito scontato: «Siamo spiacenti, al momento non abbiamo taxi disponibili». E il tanto sbandierato 060609? E l’app collegata? Stesso esito. Da lì la decisione drastica: a piedi alla ricerca di un’anima pia vestita da tassista. Niente da fare, di auto bianche neanche l’ombra, neanche davanti agli hotel di via Veneto, dove però c’erano i classici del «dottò, un bel localino?». Fino all’oasi nel deserto: largo Chigi, quello della partenza. L’accoglienza dell’unico tassista presente: «Dottò, a Roma quanno piove nun prende gnente, manco er telefono». La mia risposta? Telefonata: «L’unica cosa che non si prende è il taxi».