Il cellulare è stretto tra le mani, lo sguardo spaesato di chi, all’improvviso, si accorge di non riuscire più a comunicare. Una giovane turista venezuelana si ferma sul lungomare di Bari, davanti al molo San Nicola, a pochi passi dalla sede del Circolo Canottieri Barion. Intorno scorre il traffico lento della sera, mentre qualche turista e le famiglie passeggiano a ridosso dell’acqua. Lei invece gira su sé stessa, cercando una via d’uscita. Parla inglese. Ripete la stessa parola più volte: «Taxi». Mostra sul display del telefono il contatto che sta tentando di chiamare. Prova una volta, poi un’altra. La linea cade. Ritenta. Nessuna risposta.

Una signora barese che assiste alla scena si avvicina e decide di aiutarla. Le prende gentilmente il cellulare, copia il numero e prova lei stessa a chiamare. Uno squillo. Due. Tre. Finalmente qualcuno risponde, subito dopo il messaggio registrato che avverte: «La telefonata è registrata». «Buonasera, serve un taxi al molo San Nicola», spiega la donna con calma. Dall’altra parte, però, arrivano esitazioni. «Dove?». Lei ripete il luogo. «Ma è un ristorante?». «No». «Una pizzeria?». «No, il molo San Nicola, sul lungomare».

Per qualche secondo sembra quasi che quella destinazione non esista. Come se uno dei punti più conosciuti del waterfront cittadino fosse improvvisamente diventato indefinibile. La donna insiste ancora, prova a dare riferimenti più chiari. «Vicino al Barion». Finalmente qualcosa si sblocca. L’operatore sembra capire. Poi arriva un’altra domanda: «Per chi è il taxi?».