Il monitoraggio sui Lea rimanda risultati rassicuranti: quasi tutte le regioni garantiscono i livelli minimi di assistenza ai cittadini. Ma il sistema non le incentiva a migliorare progressivamente i propri standard. E i divari territoriali restano intatti.
Un monitoraggio dai risultati incoraggianti
Il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza (Lea), istituito presso il ministero della Salute fin dal 2005, ha di recente pubblicato i risultati del monitoraggio per l’anno 2024. I Lea, che esistono dal 2001 e sono stati aggiornati nel 2017, rappresentano tutte le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una compartecipazione (ticket). Il monitoraggio, effettuato sulla base del Nuovo sistema di garanzia in vigore dal 2020 (dopo un test sui dati del 2019), misura la capacità delle regioni di assicurare ai cittadini livelli adeguati di assistenza sanitaria, secondo i criteri di equità, efficacia e appropriatezza.
Il Nsg è uno strumento di valutazione che si basa su 27 indicatori, denominati core, che hanno sostituito la precedente “griglia Lea”. Gli indicatori coprono le tre macroaree di attività del Ssn: prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per ciascuna area viene attribuito un punteggio da 0 a 100, calcolato come media pesata degli indicatori che la compongono. A differenza del sistema precedente, le tre aree sono valutate separatamente: una regione è considerata “adempiente” (cioè ha fornito ai cittadini quei servizi che lo stato si è impegnato ad offrire) solo se raggiunge almeno 60 punti in ciascuna di esse. In questo modo, una buona performance in un ambito non può compensare le criticità in un altro, rafforzando l’attenzione verso un’offerta di servizi completa su tutte le aree.









