Dopo anni di attesa, la Conferenza Stato-Regioni ha finalmente approvato l’aggiornamento dei “Livelli essenziali di assistenza” (LEA), ovvero l’elenco delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire gratuitamente o con ticket a tutti i cittadini. Una notizia che, a prima vista, fa ben sperare. Ma chi vive ogni giorno la disabilità o una condizione cronica sa bene che tra ciò che è scritto nei decreti e ciò che accade negli ambulatori o negli ospedali c’è spesso un abisso.

Il nuovo pacchetto aggiorna quello del 2017 e introduce diverse novità importanti: nuove prestazioni di prevenzione e cura, come le terapie psico-educazionali per i disturbi dell’alimentazione, l’ampliamento degli screening neonatali e genetici, quelli per tumori ereditari e l’inserimento di nuove malattie croniche e rare tra quelle che danno diritto all’esenzione dal ticket, una è la fibromalgia, patologia per la quale i pazienti aspettavano da anni un riconoscimento ufficiale.

La bozza ora sarà sottoposta al parere delle pertinenti Commissioni parlamentari e se non emergeranno rilievi, potrà essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale ed entro 30 giorni le regioni dovranno adeguarsi e rendere pienamente operative le misure previste. Sulla carta, quindi, è un progresso. Ma quante volte abbiamo visto riforme annunciate come “storiche” restare impantanate tra burocrazia e ritardi regionali? Purtroppo tante, perché in Italia non sempre basta fissare una data per garantire i diritti. Servono risorse, personale formato e strutture realmente accessibili.