Egregio direttore, visti i festeggiamenti in aula da parte delle opposizioni dopo la "non approvazione dell'emendamento" che permetteva a noi cittadini elettori "la scelta di chi mandare in Parlamento a rappresentarci". Mi chiedo, per quale finalità?! Non ritengono "all'altezza di scegliere" neppure i propri elettori? Giuseppe Ave Torre di Mosto (Venezia)
La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, l'opposizione ha festeggiato perchè non poteva credere che la maggioranza di centrodestra fosse così autolesionista e improvvida da farsi bocciare, per un solo voto, un emendamento alla riforma elettorale da lei stessa proposto. Come dar torto a Schlein e compagni? Del resto il centrosinistra, nelle sue numerose articolazioni, nonostante gli appelli e le esercitazioni sul campo largo, fa una certa fatica a trovare momenti di reale e convinta unità. Tanto in Parlamento come in piazza. Martedì la maggioranza gliene ha offerto uno largamente inatteso. Da Avs a Renzi passando per il Pd erano tutti, naturalmente e ovviamente, festanti per l'autogol del centrodestra e per i 30-50 franchi tiratori spuntati nelle file della maggioranza. Insomma, un successo ottenuto con poco sforzo e va detto senza neppure particolare merito. Ma non solo: sul piano politico quel voto è stato un ulteriore, e questa volta innegabile, segnale degli scricchioli e delle divisioni che percorrono la coalizione che sostiene Giorgia Meloni e che, per il centrodestra, non rappresentano certo un buon viatico in vista delle elezioni politiche del 2027. Non a caso la premier ha rimarcato che quello di martedì scorso è un voto su cui «riflettere». E lo stesso concetto lo ha ripetuto il presidente del Senato, Ignazio La Russa nell'intervista che abbiamo pubblicato ieri. Un messaggio innanzitutto agli alleati leghisti e azzurri: basta fronde e guerre interne o ci facciamo tutti male. Capiremo meglio nelle prossime settimane a cosa porterà questa auspicata riflessione. Nell'immediato e nel merito del voto di martedì sono d'accordo con lei: dal punto di vista di molti elettori c'è molto meno da festeggiare. E non per la sconfitta del governo. Ma per ciò che quel no comporta sul piano dei "diritti" dei votanti. L'emendamento bocciato reintroduceva, seppur con una serie di limiti, la possibilità per l'elettore di esprimere le preferenze, cioè la facoltà di scegliere chi mandare in Parlamento a rappresentarlo. Se in Senato, com'è possibile ma com'è tutt'altro che scontato, la riforma elettorale non verrà di nuovo cambiata e non verrà reintrodotto l'emendamento bocciato, il risultato sarà una legge elettorale, quella con cui voteremo per le politiche del 2027, che assegnerà esclusivamente ai vertici dei partiti la scelta di chi potrà sedere alla Camera o al Senato nella prossima legislatura. So che molti, per una serie di ragioni alcune delle quali tuttaltro che banali, preferiscono questa soluzione alla reintroduzione delle preferenze. Rispetto ogni idea. Ma non la penso così.












